La Scoperta di Castelbrando: fra Storia e Leggenda

02 Marzo 2016

Siamo a metà del primo secolo d.C.

Un alto funzionario romano sta percorrendo su un carro leggero la nuova strada voluta dall’imperatore Claudio Augusto, creata per collegare agilmente l’Adriatico ai territori germanici.

Rivolge costantemente lo sguardo a destra e a sinistra, come se cercasse qualcosa tra le montagne.

A un certo punto, ferma i cavalli.

Per qualche minuto contempla un costone di roccia piano che sporge dalle pendici di un monte, un perfetto gradino naturale, il promontorio ideale per il controllo della strada e di una grande valle. Sorride. La sua ricerca è finita, la sua missione, per quel giorno, compiuta…

La costruzione del Castrum

Passano due anni, e il costone è cambiato. Una porzione è stata disboscata, e dal numero delle impalcature e delle maestranze che le popolano, è facile intuire che in quel luogo sorgerà un’imponente costruzione.

Tre figure, per abiti e portamento, spiccano in mezzo all’operosa folla. Una la conosciamo, è il funzionario che abbiamo incontrato all’inizio della storia. La seconda è l’architetto a cui è stato assegnato l’incarico di costruire, su quel promontorio strategico, una fortificazione per duecento uomini, il Castrum. La terza è un centurione, ed è l’unico a tradire una certa irrequietezza. Da come tiene lo sguardo fisso sulla vallata, intuiamo che sta attendendo qualcosa, o meglio qualcuno. Da come si passa nervosamente l’elmo da un braccio all’altro, intuiamo che questo qualcuno deve essere un personaggio importante.

Eccolo infatti, all’arrivo di tale personaggio, impettirsi e salutare con somma riverenza. L’uomo che si presenta ai tre è il generale capo, suo diretto superiore, e insieme a lui c’è un anziano signore, talmente curvo ed esile da parer schiacciato dal peso della ricca toga. Si tratta di un ispettore proveniente da Roma, pare per assicurarsi che i lavori procedano nei tempi e nei modi stabiliti.

Con grandi cerimonie l’architetto gli mostra le solide fondamenta del Castrum, e indicando diversi punti più a monte gli spiega che sono in fase di realizzazione tre acquedotti che convergendo verso la fortezza forniranno l’apporto idrico necessario alla sua sussistenza.

– In questo momento, usiamo l’acqua del fiume a valle, ma sono state ritrovate parecchie sorgenti in zona, fonti d’acqua purissima, a quanto pare la più pura mai scoperta.

– Questo l’ho sentito. Vorrei vederle.

– Ecco, la più vicina è lì in alto, a circa mezzo miglio di altezza.

– Voglio vederle di persona.

– Con tutto il rispetto, non mi sembra il caso. Si tratta di una camminata di circa un’ora, impegnativa anche per un uomo nel pieno delle sue…

L’architetto non termina la frase. La sua voce si spegne sotto lo sguardo muto e inflessibile dell’ispettore.

Scortati dal centurione e da quattro soldati, l’architetto e l’ispettore cominciano quindi la salita. Li seguono a pochi passi il generale e l’alto funzionario, che confabulano a bassa voce, probabilmente di questioni politiche della massima segretezza.

Lungo il ripido sentiero che segue parallelo gli scavi e le tubature, ora a vista ora sotterranee, il gruppetto procede lentissimo, seguendo il ritmo dell’ispettore, che a ogni passo sembra curvarsi ancora di più su se stesso.

L’architetto se ne accorge, chiedendosi per quale ragione il vecchio abbia preso quell’insana decisione. Forse non si fidavano di lui? Forse a Roma qualcuno aveva deciso di sostituirlo?

Più a monte il percorso si fa ancora più impervio e il gruppo è costretto a fare numerose pause per permettere all’ispettore di riprendere fiato. Si decide poi di portarlo in spalla, e il centurione subito si offre volontario.

Nonostante le premure del nerboruto uomo d’armi, l’anziano romano non sembra riprendersi dalla fatica, il suo respiro è ancora debole e corto, e si regge a malapena al suo accompagnatore.

Raggiunta la fonte gli viene predisposto un giaciglio e immediatamente gli viene portato un calice con dell’acqua prelevata dalla sorgente. Con le ossute mani, il vecchio ispettore lo solleva, bevendo lentamente, fino all’ultima goccia.

Quando lo posa, la sofferenza sembra essere scomparsa dal suo volto.

Il suo viso ora è gioia, gioia pura, come quella di bimbo dissetato dopo una lunga corsa…

Il lavoro è completato

Passano altri cinque anni, e il Castrum è ormai perfettamente avviato.

Da un grande forno, si alza il profumo del pane fresco, e le guardie di vedetta sospirano, sapendo che manca ancora qualche ora alla fine del loro turno.

A poca distanza, numerosi soldati affollano i grandi bagni romani, lavandosi con cenere e pietra pomice.

Due novellini sollevano una grossa cisterna e ne versano il contenuto sulle spalle del centurione, che ora è al controllo della fortezza.

Nello stesso momento, all’esterno del Castrum, un carro viene caricato con otri ricolme d’acqua, fino a piegarne gli assi. È diretto poco più a sud, nella villa di un ispettore che da qualche anno si è trasferito da Roma, e che ogni tanto passa dal Castrum per poi inerpicarsi solitario sulla montagna…

Tornando al giorno d’oggi, la leggenda continua

Perché chi visita CastelBrando ritroverà l’antico forno del pane della nostra storia quasi intatto, i bagni romani, ora trasformati in spa, ma soprattutto potrà bere e rinfrescarsi con quella stessa purissima acqua che da duemila anni alimenta di benessere e salute il castello e tutti i suoi abitanti…

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